panda's blog

sessualità celata...

Ho riletto il messaggio di Lea e, improvvisamente, ho ricordato un episodio della mia vita che la mente aveva completamente celato sotto una spessa coltre di oblio. Ero studente liceale durante l’annuale gita scolastica (non so se è rimasta questa consuetudine nelle scuole) e ho sperimentato l’unico rapporto omosessuale della mia vita. Con chi? Non con il mio compagno di banco dai baci appassionati ma con il mio brizzolato professore di lettere e filosofia. (ci accompagnava in veste di tutor affinché una compagnia di adolescenti scapestrati non si cacciasse nei guai…) Ora ricordo tutto come se fosse ieri: non so con quale pretesto costui, peraltro uomo di grande cultura e che stimavo moltissimo, si introdusse nella mia camera, sta di fatto che iniziò un tortuoso quanto fruttuoso avvicinamento al mio sesso. L’operazione gli riuscì perfettamente. Voi direte: “bravo scemo, non potevi scappare?” Eh no, non riuscii a scappare: ricordo che ero atterrito, impietrito più che dalla paura, dalla sorpresa per cui rimasi fermo al mio posto. E subii… Mi ricordo che la vergogna mi paralizzò. La vergogna scaturiva dalla consapevolezza che nonostante considerassi questa esperienza aberrante, nel mentre la vivevo provavo un piacere dolce e avviluppante, che mi impedì di sottrarmi al mio destino. .(io che non avevo nella testa nient’altro che il sesso delle mie compagne di classe, io che non facevo che sognare un’esperienza simile con la mia prof di storia dell’arte: una stragnocca da brivido!) Probabilmente si era scatenata nel mio giovane corpo una tempesta ormonale che la psiche non era in grado di controllare. Quando tutto fu terminato, il prof. uscì dalla stanza senza dire una parola e, io, cominciai a piangere come un vitello, umiliato, imprecando contro me stesso per la grande prova di forza mancata. Ci vollero giorni prima di “riprendermi” e ogni volta che pensavo all’accaduto diventavo paonazzo in volto e sentivo il cuore palpitare. Non riuscii più a guardarlo negli occhi, nonostante i miei voti in italiano e filosofia subissero un’inspiegabile impennata. (in realtà erano già alti: considerando il fatto sotto questo aspetto, sarebbe stato molto meglio il prof di matematica…) La confusione di Lea mi ha fatto riflettere sul fatto che ogni tanto, in questi anni, ho fantasticato su quali emozioni potrei trarre dall’incontro con un uomo, io che mi sono sempre considerato rigorosamente etero fino al midollo… Un dolcissimo bacio a tutte, Panda

io e "Alien" (parte seconda)

Trascorso qualche giorno, ho avuto modo di “elaborare” la mia situazione, ora sono più tranquillo; diciamo che mi sforzo di affrontare la realtà senza eccessivi piagnistei e senza nascondermi dietro l’iconografica foglia di fico. Ho finalmente i risultati delle indagini: “Alien” non si è riprodotto e, cosa importante, nel fifty/fifty delle probabilità devo inserire anche la possibilità di una guarigione (cosa che in un primo tempo, soffocato dall’ansia delle notizie altalenanti, non avevo realizzato!). 
Fatte queste doverose precisazioni, ritorno al quesito primordiale: che ne faccio, ora, della mia vita? In che modo affrontare questo tempo indefinito che mi rimane? Mi sono tornate in mente le parole di Queen: “io voglio stare bene!”. Certo che lo voglio, “qui ed ora” e, possibilmente, in futuro. I miei motti preferiti sono: “perseverantia omnia trascendit” (reminiscenza liceale) e “take the high road” (di più tardiva acquisizione), ergo devo puntare alto, non posso accontentarmi di mezze misure, devo perseguire con tenacia l’obiettivo finale!
Vi confesso che è molto più facile a dirsi che a farsi. Sì,sì, hai ben donde nel sostenere questa sicumera determinazione ma è inevitabile che, ogni tanto, la paura dell’ignoto giochi brutti scherzi anche alla razionalità più lucida. La prima decisione è stata che la mia vita non deve cambiare rispetto a prima, ma, anzi, semmai, migliorare! Lo so che può sembrare da “fuori di testa” ma ho deciso di non dire nulla in famiglia (almeno finchè sarà ragionevolmente possibile). Mi sono detto: “perché coinvolgere in questo dramma le persone più care, procurando loro sofferenze e ansie indicibili?” Un po’ egoisticamente ho pensato: “vuoi vedere che poi mi tocca consolare pure loro? No, devo rimanere molto concentrato su me stesso, non posso permettermi di disperdere le mie forze!” D’altra parte rimanere completamente solo non mi sembrava una mossa intelligente. Pensa che ti ripensa ho trovato la soluzione: ho informato del mio stato tutte le persone che, nel corso della mia vita, mi sono state vicine, le persone che ho amato e che mi hanno amato e, dalle quali per i noti cicli e ricicli della vita, mi sono allontanato senza mai però perdere definitivamente i contatti. (anche in occasione di distacchi molto traumatici, del tipo descritto da Ruudhesp per intenderci: ho sempre cercato di “farmene una ragione” e ho sempre conservato dentro di me gli aspetti positivi piuttosto che quelli negativi di una relazione). Devo dire che l’iniziativa ha riscosso un successo che è andato al di là di ogni più rosea previsione; una cosa molto bella, insomma, che proprio non mi aspettavo. Ed è così che ho dovuto affrontare tutta una serie di “revival” che oltre a rendermi felice mi hanno anche molto divertito. Innanzitutto ho dovuto contenere un’improvvisa crisi depressiva di una mia trombamica che mi ha proposto un subitaneo “suicidio a due” (mano nella mano): ho dovuto spiegarle, dopo averla ringraziata, che la soluzione proposta non era, almeno inizialmente, quella su cui avevo puntato (“magari più avanti, se le cose si mettessero male…”). Un’altra voleva a tutti i costi, armi e bagagli, trasferirsi a casa mia per potermi stare vicino fino alla fine; ci ho messo un bel po’a dissuaderla: la mia privacy e la mia indipendenza sono rimasti valori ancora sacri. (“E poi, scusa, ma tuo marito dove lo mettiamo?”). Una terza, che non vedevo da qualche tempo, mi ha voluto incontrare e, facendomi rimanere letteralmente basìto, mi ha baciato appassionatamente, avviluppandomi col suo seno prosperoso, dichiarandomi il suo amore imperituro (è stata una sensazione molto piacevole: il mio “testosterone” si è innalzato fulmineamente…). L’amica di cui ho scritto, quella della malattia incurabile, con il suo solito piglio dissacrante mi ha sussurrato: ”ah, piccolo bastardo, voglio proprio vedere se muori prima tu!” (non scandalizzatevi: detto da lei è un’attestazione d’affetto immensa). Un’altra ancora mi ha accompagnato a fare gli esami e mi è stata vicina con discrezione, sempre pronta ad intervenire nei momenti di defaillance…Mi manca la “paccara” (la chiamo così perché è specialista nel tirare bidoni: non so quanti me ne ha tirati!): è ancora in ferie, ma quando torna sono sicuro che si farà in 4 per sostenermi. Non ho ancora terminato “il giro” ma ci sono quasi… E’ bello avere dei riscontri positivi in una circostanza così particolare: a parte le innumerevoli telefonate quotidiane, la miriade di sms di incoraggiamento, si sono moltiplicati gli happy hour e gli inviti a…cena. Insomma sono veramente commosso, non mi aspettavo tanto affetto (che non ha nulla di compassionevole, credetemi). “Vuoi vedere” mi sono detto “che con Alien voliamo là dove di solito non osano le aquile?” Per finire una riflessione: ho sempre amato profondamente la persona che in quel momento mi stava vicino, ho cercato di non deluderla, le ho portato rispetto e quando la vita ci ha diviso con grande dolore ho accettato il mio destino. Forse questi “ritorni” sono il frutto di questa filosofia, forse questi ritorni mi fanno dire che anche Alien può diventare un inno alla vita!
PS: quando sto nei guai cerco sempre di sdrammatizzare prendendomi un po’ in giro; non se ne abbiano a male le trombamiche vicine e lontane, presenti e virtuali, restano tutte comunque “l’altra metà del cielo”, quello che conta! Un grazie di cuore a tutte, Panda

io e "Alien" (parte prima)

Mi hanno diagnosticato un cancro! Non sorprendetevi, la notizia ha sorpreso prima me che ne sono il destinatario principale. Circa 2 settimane fa, solerti chirurghi mi hanno “estirpato” un qualcosa che, di primo acchito, sembrava poco meno di un brufolo ma, al successivo esame istologico, si è manifestato in tutta la sua possenza, come un tumore maligno. (cazzo Panda, che sfiga, ci mancava solo questa, fatti benedire!) Bene, qui comincia l’avventura! I chirurghi dopo un abile ed arzigogolato giro di parole mi tranquillizzano subito (sic!): con una buona chemioterapia ho il 50% di possibilità di sopravvivere a 2 anni. Tradotto in soldoni vuol dire che se la terapia non funziona potrei soccombere anche prima di tale data, se invece va bene, può darsi che mi sia data la possibilità di vivere più a lungo, quanto non me lo hanno detto. Un po’ attonito e un po’ basito la metto sul ridere, ma man mano che passano le ore si insinua in me un’ansia indicibile. Non è che la morte mi faccia paura, in fondo l’ho sempre considerata un momento ineluttabile della vita; quello che mi mette ansia è questo senso temporale non definito, questo senso dell’ignoto imperscrutabile, legato, non so come dire, non al corso della natura ma all’esito di determinati atti medici. Ovviamente, mi dicono i chirurghi “questa terapia esula dalle nostre competenze per cui la affidiamo all’oncologo”. L’oncologo si dichiara sostanzialmente d’accordo sul tipo di condotta terapeutica ma per quanto riguarda la prognosi insinua una sottile disquisizione circa la possibilità che il tumore possa già aver dato metastasi a distanza che sono in grado di influire negativamente sulla prognosi testè descritta. “ Per essere tanquilli” mi dice (non capisco perché usi il plurale, ah, già, che stupido, è il plurale maiestatis) “dobbiamo prima eseguire tutta una serie di accertamenti”. “In attesa che mi porti gli esami prescritti, la metto in contatto con la chemioterapista…”. La giovane dottoressa rigida come un baccalà, senza che dal suo viso traspaia la benchè minima emozione, una minima contrazione muscolare che mi permetta di carpirne un certo solidarismo, un incoraggiamento insomma, anche se di “facciata”, mi espone con meticolosa precisione tutta una serie di effetti collaterali della terapia che vanno da una morte fulminante per setticemia generalizzata, o per un’emorragia interna inarrestabile ed altre piacevolezze del genere fino alla classica e più nota caduta dei capelli e perdita della libido (ecco, non vorrei essere cattivo, ma su questo tema mi pare di vedere trasparire un fievolissimo accenno di compatimento) . “Naturalmente”, conclude, “è solo per dovere metodologico, giusto per informarla, ma vedrà che non le capiterà nulla; in ogni caso se mi firma il consenso informato siamo tutti più tranquilli” (e dagli con stà tranquillità condivisa: ma il tumore non ce l’ho mica io?). “Ora le faccio conoscere la terapista del dolore in modo che le possa illustrare ciò che facciamo nel nostro Centro”. “No”, dico io, “adesso basta, fortunatamente di dolori non ne ho e non ho nessuna intenzione di farmi ulteriormente terrorizzare”. Sì, ragazzi/e miei , perché sfido chiunque a non uscire stremato, terrorizzato, con un batticuore tremendo da incontri di questo tipo. Ma non è finita qui. Mi presento dal radiologo per fissare l’appuntamento per eseguire i “famosi” esami; lui guarda le richieste e mi fa: “ma perché invece che la TAC non le fanno fare la Risonanza che è molto più accurata? “ balbetto qualcosa di rimando: “veramente me l’ha prescritta l’oncologo”, risposta: “Ah, quand’è così, io eseguo” (“maledetto coglionazzo, ma se hai questi dubbi, non puoi tenerli per te, invece di palesarli all’interessato insinuandogli ulteriori incertezze, come se non bastasse il cagotto che da 10 gg lo costringe sulla tazza del water almeno 20 volte al giorno!”). Morale della favola: ho già dato tanto alla vita ma si vede non abbastanza, non sono un tipo impressionabile, ho una certa cultura, lavoro nel campo delle biotecnologie per cui ho dimestichezza con il lessico medico ma vi posso assicurare che è stata un’esperienza terribile.(sono solo all’inizio, cos’altro dovrò mai attendermi?) Mi sono domandato quando al mio posto dovesse trovarsi il mio portinaio, o il mio benzinaio o anche il mio vicino di casa che fa l’insegnante, quale tremenda impressione, quale spavento, quale smarrimento potrebbero provare. Qui non siamo nel Burundi, siamo in un grande ospedale di una città del nord. E’ mai possibile che degli specialisti di affermata professionalità non riescano a coordinarsi nel fornire notizie così devastanti in un modo omogeneo, concordato, pacato, senza contraddirsi l’un l’altro? E’ così difficile l’arte del saper comunicare bene? Qui mi fermo per il momento, questa prima parte l’ho dedicata agli aspetti “tecnici” del problema, la seconda parte la vorrei dedicare agli aspetti affettivi. Scusatemi, ma mi sento come Sigourney Weaver quando percepisce che “Alien” sta per crescere dentro di sè. A presto, Dio permettendo, Panda

I cavernicoli e Valeria

Grazie Valeria, le tue parole anche se giungono dopo molto tempo (ma mica è colpa tua) sono di grande conforto. La persona di cui scrivevo, ora sta un po’ meglio e abbiamo potuto riparlarci…( non so per quanto tempo ancora!) Cmq il tuo intervento mi offre lo spunto per ribadire che questo sito offre delle possibilità immense per mettere a confronto le proprie idee, i propri sentimenti, le proprie emozioni. Bisogna però avere il coraggio di “esporsi”, di parlare di sé: non in modo egocentrico ed egoistico ma per condividere le proprie esperienze. Non sono molto d’accordo con Trombamica quando dice che il sito è un specie di caverna dove ognuno può entrare lasciare i suoi geroglifici e andarsene…Nella Caverna abitano persone di tutto rispetto, portatrici di grandi tesori e ricchezze: “i cavernicoli”; per cui quando uno entra dovrebbe presentarsi e, dopo aver gironzolato un po’ qua e là, potrebbe anche decidere di andarsene, l’importante è che si accomiati in modo civile, perché in quella caverna ha conosciuto delle persone non degli animali… Molto spesso ho assistito ad entrate ed altrettanto fulminee uscite dal sito ma la gente invece che lasciare geroglifici ha solo marcato il “territorio”. Questo non mi sta bene! E’ però altrettanto vero che non si può impedire a certe persone di entrare e allora? Allora bisogna che i cavernicoli prendano il pieno possesso della caverna, ne facciano la loro dimora stabile. In che modo? Scrivendo, commentando, partecipando attivamente per tenere vivo il sito e apportare conoscenza per tutti. Nei primi tuoi scritti ho intuito che potresti essere un’ottima cavernicola ( per questo motivo ti ho accolta con entusiasmo) e vorrei tanto che continuassi così, come stai facendo ora… Vedrai, che passato l’entusiasmo iniziale, ti imbatterai in qualche defaillance: in alcuni momenti non avrai più voglia di scrivere, (a me è successo non so quante volte!) non importa: come dice Trombamica sono i “cicli e i ricicli” della vita personale. L’importante è che tu non perda completamente i contatti e li riprenda non appena ti tornerà la voglia…Per confermarti quanto dico pensa a questo: mi è venuto il desiderio di scrivere dopo aver letto i tuoi primi commenti, forza allora, il sito ha bisogno di te! Io ho bisogno di te, anche se sono un po’ più maturo rispetto ai tuoi bellissimi 23 anni! Un abbraccio, Panda PS: questo blog naturalmente, è dedicato a tutte le potenziali cavernicole

la vita e la morte

Eccomi qui a ricucire il filo del discorso interrotto da qualche tempo, che mi ha tenuto lontano dal sito facendomi concentrare su un problematiche più personali. Ora in preda ad un profondo scoramento interiore mi accingo a condividere i motivi di questo mio disagio.Da circa 6 mesi una delle mie amiche più care è precipitata nel baratro di una malattia incurabile. Da qualche tempo è ricoverata presso una terapia intensiva ove uno stuolo di medici si affannano per cercare di riportarla a condizioni di vita più dignitose che le permettano di recuperare almeno un po’ di vita di relazione. Ma qui sta il punto: tutti questi sforzi amorevoli hanno prodotto il risultato di allontanare nel tempo una morte sicura in cambio di una vita precaria quanto miserevole. Assistere alla devastazione di un corpo bello e rigoglioso (di cui un tempo si è potuto coglierne concretamente l’essenza della vitalità) ridotto ad un cumulo di pelle e ossa, martoriato da una serie infinita di cateteri, drenaggi,sondini, tubi attraverso cui le tecnologie moderne sono in grado di vicariale, almeno in parte , le funzioni vitali, è motivo per me di profondo sconforto e spunto di riflessione sulla vita e sulla morte. La cosa più sconvolgente è non poterle ascoltare le sue parole, carpirne i pensieri più intimi: la ventilazione assistita non le permette di parlare, a fronte di una mente rimasta finora lucidissima.. E’ triste e penoso non poter condividere attraverso la parola, in un momento così drammatico, i pensieri più intimi, sicuramente più profondi che precedono la lucida consapevolezza di una morte annunciata. Allora non posso non ricordare con struggimento quanto tempo abbiamo passato insieme a parlare di tutte le cose della vita, dalle più semplici alle più complesse; talvolta molti argomenti ci hanno contrapposto anche in modo violento, ma in ogni caso le personali convinzioni mai hanno, anche solo per un istante, messo in forse i sentimenti profondi di un’ amicizia “granitica” che ci hanno legato per una vita. Anche lo sguardo che un tempo usavamo per comunicare in modo silenzioso e complice le nostre intenzioni, è venuto meno! Gli occhi fissi, vitrei, in grado di inviare solo messaggi primordiali (sono stufa, sento dolore, ho sete) hanno perso quella capacità di trasmettere quelle emozioni intense che fanno parte del bagaglio della comunicazione non verbalizzata che immagino e spero tutti abbiano sperimentato. L’unica fonte di comunicazione è la sua mano sinistra: attraverso quelle esili dita stringe la mia e mi dice che c’è, che esiste ancora. che ancora lì per me! Questo è il momento più “toccante” dell’incontro quotidiano! Mi chiedo cosa posso e che cosa dovrei fare per lei, ma non trovo risposte. Mi sento impotente, inutile, talvolta penoso…E penso che, ancora una volta è lei che mi aiuta, che mi guida: mi sostiene in questa esperienza terribile, quasi che lei mi trasferisse lentamente tutta la forza d’animo che ancora dispone e me ne facesse dono: l’ultimo regalo della sua vita! Quello che desidero più ardentemente e di riuscire, anche per qualche istante, ad ascoltare le sue ultime parole, che cosa potrebbe mai dirmi prima del commiato? Io so di essere sconvolto: dibattuto dal desiderio forse egoistico ed irrealizzabile di vederla vivere e dal consapevole e condiviso desiderio (frutto di lunghi dibattiti sul significato della vita) che una vita così non vale la pena di essere vissuta! Vorrei tanto piangere ma le circostanze non me lo permettono: devo essere forte, farmi vedere sicuro e sereno. Ho deciso che piangerò dopo! Mi scuso con tutti per questo sfogo, ma ho volutamente scritto qui per far capire che trombamica può essere luogo di “condivisione” di argomenti leggeri, superficiali, talvolta un po’ egocentrici ma anche profondi… Un caro saluto a tutti, Panda PS: mi manca tanto la mia amica virtuale di sempre: Queen.

un modo nuovo...

E’ un periodo che trombamica ha risvegliato in me interessi sopìti, cosicchè mi capita di leggere più spesso e attentamente i vari blog e commenti. Ho così scoperto che c’è un modo nuovo di esprimersi: inizialmente ero un po’ diffidente, il linguaggio usato era diverso dal mio, non capivo, mi sentivo a disagio… poi, pian pianino ho iniziato a comprendere, ad apprezzare, a divertirmi. Alludo agli scritti, in particolare, di Priscalli e di Cronachemarziane. Poche righe, talvolta apparentemente incomprensibili, talvolta graffianti, sarcastiche, sempre venate di una sottile ironia o di humor freddo, quasi glaciale. Ho iniziato ad apprezzare e mi sto pure divertendo. Quando trombamica definiva esilaranti gli sms di CM, io li trovavo insulsi; poi ho dovuto ricredermi: io non sono mica capace di commentare un pezzo di vita vissuta in un modo così ironico, spietato, tranchant, esilarante appunto. E ancora, quando trombamica definiva grande Priscalli perché l’aveva fatta ridere un quarto d’ora con “l’uomo ragno” mi chiedevo: “ma cosa c’è da ridere?” Dopo qualche giorno ho riletto quel commento e ho cominciato a ridere, a ridere come non mai. Non vi dico stasera quando ho visto “eh sì, pure a domicilio magari, mettiti in fila e non superare”. Ho letteralmente le lacrime agli occhi; al punto che ho voluto esprimere tutto il mio compiacimento alle nuove amiche che usano questa espressività così immediata e vibrante. Veramente brave, complimenti! Da parte mia continuerò a scrivere come so fare: in modo prolisso, un po’ pomposo, da spacca capelli in quattro, ma sono fatto così, non posso cambiare… Un bacione a tutte, Panda

un mondo migliore...

Nel pomeriggio mi era scappato l’occhio su trombamica e avevo scorto, tra gli utenti on line, (merce rara di questi tempi…) il nome di Regina. Mi sono detto: ”lasciamola scrivere poi, a casa, mi gusterò qualche sua emozionante riflessione". E ora eccomi qui, non mi ero sbagliato: la riflessione c’è, davvero emozionante; ma descrivere le sensazioni che sto provando mi è quasi impossibile: sorpreso, basìto, attonito, dispiaciuto, amareggiato, sconfortato, impaurito, deluso, intimidito, perso, sbandato, ammutolito, potrei andare avanti e riempire pagine e pagine di emozioni che si alternano e si susseguono rileggendo le parole di Queen. Devo dire che per essere un commiato, accipicchia, c’hai dato dentro alla grande! Sono sincero, non me l’aspettavo. E’ forse questa la cosa che mi emoziona di più: sì è vero, era un po’ che non ti facevi sentire, ma ero in attesa di un tuo “lento ritorno a casa”. Sono dispiaciuto di perdere un’amica. Sì perché in questi mesi ho sempre cercato di rincorrerti sul sito non solo per ascoltarti ma anche per dialogare a distanza con te, per scambiare emozioni appunto, seguendo un filo conduttore, che per strani versi del destino ci accomunava. Accetto comunque la tua scelta, che è una scelta di vita e come tale è degna del più profondo rispetto. Sali dunque su quel treno, percorri la tua via,  vai verso quei lidi  “che ti permettono di affrontare le cose in modo del tutto diverso…”
Ora placato il turbinio interiore e rasserenato nello spirito, ti auguro di raggiungere un mondo migliore: “un mondo a parte”, con affetto Panda

e il poliamor?

 
 
 
 
 
E' un po' di tempo che rimugino sul poliamor, in attesa che qualcun altro mi illumini, ma evidentemente l'argomento è troppo ostico...Stamani, in auto, ho riascoltato una bellissima canzone anche se un po' datata di Renato Zero: "il triangolo". La musicalità è perfetta ma anche il testo non scherza, assolutamente controcorrente per quei tempi...Ebbene anche Renato, 20 anni fa o giù di lì, si poneva dei quesiti. Dapprima affermava l'unicità del rapporto con la "sua" partner, poi, l'incredulità di fronte ad una richiesta un po' strana, al punto di chiedersi: "ma il mio ruolo qual'è?" Infine un finale apparentemente scioccante: "lo rifarei". Questa canzone intrigante mi ha dato lo spunto per commentare o meglio tentare di rispondere a trombamica sul tema.
Innanzitutto una precisazione importante: tutto ciò che scrivo è solo e soltanto una mia opinione personale e tale deve essere intesa. ( sennò, non val neanche la pena di scrivere...). Tenterò di essere breve.
Nell’accezione più classica, l’Amore con la A maiuscola, tende a costruire tra due persone un rapporto “totalizzante” nel senso che non c’è assolutamente spazio che per i due attori, per il loro progetto di vita. Tale progetto è per definizione è un progetto per due che esclude qualsiasi altra persona. Prova ne sia che ognuno non ha pensieri e attenzioni che non siano rivolti unicamente verso l’altro: c’è una perfetta corrispondenza di amorosi sensi, di affinità elettive che rendono il rapporto esclusivo, unico, irripetibile. ( mi sembra di essere Alberoni…). Una delle cartine di tornasole di questa scelta univoca è la gelosia che emotivamente reclama prepotentemente per se la persona amata. ( uno/a è geloso non tanto al pensiero che il suo partner lo possa tradire sessualmente, ma che solo parli, si veda, intrattenga rapporti semplicemente amicali con un altro/a). Il rapporto è così forte che ognuno è nella “testa dell’altro”; ognuno inconsapevolmente e assolutamente in buona fede tende ad esercitare e al tempo stesso a subire un plagio nei confronti dell’altro. E’ una tipica rappresentazione dell’innamoramento, che per molti è solo una fase dell’amore, ma per altri (più fortunati?) può durare una vita. Mi sembra chiaro che in questa situazione il Poliamor abbia scarsissime probabilità di attecchire!
Quando il poliamor può avere successo? Innanzitutto quando la situazione sudescritta comincia a scricchiolare: l’abitudinarietà di certi atteggiamenti, l’appiattimento provocato dai numerosi impegni del quotidiano, la noia che rode pian pianino certi rapporti fino allora considerati indistruttibili, la perdita di interesse verso l’altro perché non più rispondente ai nostri bisogni (direi più cerebrali che non sessuali). Sì, perché la vita cambia e anche noi cambiamo…e certi nostri cambiamenti non sono vissuti in egual misura o contestualmente dal nostro partner. Ecco che allora cerchiamo soluzioni alternative: il collega di lavoro così macho, l’amica sempre disponibile ad ascoltarti, il tentativo di contattare qualcuno, magari su internet, magari su trombamica…Questi sono tentativi discreti, anonimi, giustificati dall’alibi che in fondo non si fa niente di male. ( e se anche dovesse succedere qualcosa, a tutto c’è rimedio!). Il poliamor è tentare una via alternativa: non più anonima, ipocrita, ma alla luce del sole. Perché non giocare a carte scoperte e palesare apertamente, coinvolgendo anche l’altro, questo desiderio di apparente libertà? E qui vengono le dolenti note: ho l’impressione che quest’anelito di libertà possa trasformarsi d’incanto in un incubo senza fine. La donna corre il rischio, come dice trombamica, di cadere dalla padella nella brace; l’uomo, inizialmente più a suo agio, rischia di ritrovarsi non con una ma bensì con due mogli! (con tutte le conseguenze del caso…) Morale della favola: preferisco intrattenere me stesso e gli altri su trombamica!
P.S. Mi scuso per la superficialità con cui ho trattato certi temi (se ne potrebbe dissertare sull’Enciclopedia Britannica) ma “l’ispirazione” non ti concede di aspettare…Un consiglio: leggetevi ”L’amore ai tempi del colera” di G.G. Marquez.( ho detto leggete e non vedete!) Panda
 
 
 

Emoticon...

Raccontavo di essermi isolato nella mia angoscia cosmica ma è bastato qualche blog in linea con la tensione emotiva personale per farmi tornare. Dopo gli scritti di QUEEN e DC, ecco ora il blog del saggio Westwind: mi sembra di esser tornato a casa… Mi ha fatto piacere leggere  che  “il sito aveva assunto tinte estranee alla sua identità. Come dire… troppo banale, carente di spunti di riflessione. Ma questo è un commento soggettivo.” Uso le parole di Ww per condividere una riflessione di fondo, sicuramente espressa con più garbo e delicatezza, che già in passato avevo “esternato” (per questo motivo ero stato bonariamente redarguito  da trombamica). Devo ammettere che un po’ di ragione c’è l’ha pure il nostro “editor”: se è vero che noi siamo il sito, dobbiamo pur mettercela un po’ di spinta per indirizzarlo verso lidi più consoni alle nostre aspettative, di qualsiasi genere esse siano…
Un aspetto che mi ha per certi versi sorpreso è l’aver constatato come nonostante ognuno di noi abbia dell’altro una percezione piuttosto effimera, virtuale appunto, (senza che cioè dell’altro si possa gustarne il sapore, sentirne l’odore, guardarlo negli occhi, udire la sua voce, toccarlo) si possa sviluppare una percezione a volte così profonda nei confronti di talune persone da rendere superfluo ogni altro tipo di contatto. Come se avessimo sviluppato una specie di “sesto senso” che ci fa sentire l’altro vicino, amico, come se lo conoscessimo  da sempre e che ci fa percepire di sé la sua vera “essenza”.(e non c’è timore di sbagliarsi…) L’importante, scrivevo, è cercare di essere se stessi, sempre, in ogni occasione, solo così puoi essere vissuto pienamente e concretamente nel virtuale.
Un’altra considerazione che mi trova d’accordo con trombamica è che sul sito langue, in genere, la dialettica su alcuni temi di largo respiro che dovrebbero coinvolgerci tutti. Ho l’impressione invece che si indulga più sul problema personale, sulla quotidianità spicciola; non fraintendetemi: non che questo non sia degno di considerazione e debba essere oscurato, tutt'altro, ma è altrettanto importante cercare di confrontarsi su argomenti più universali e non avere aspettative confinate solo all’interno del proprio “guscio”. In questi mesi ci sono stati proposti temi importanti: l’amore, l’amicizia, l’aborto, il mobbing, le staminali, la pillola “blu”, il poliamor: le risposte sono state pochine se non nulle!
Perché non alziamo la testa e tentiamo di scrutare orizzonti più vasti..?
Complimenti a Westwind per la sua Matilde e un bacione a tutte, Panda    ;-)

a due amici in crisi

Avevo preannunciato di voler rimanere in quarantena ancora per un po' ma i blog e i commenti di QUEEN e DC mi hanno indotto a tornare... Il fatto è che la vostra storia l'ho vista nascere all'epoca del mio ingresso sul sito  circa sei mesi fa, e poi, via via, l'ho vista crescere un po' invidioso che, così rapidamente, due persone avessero potuto "trovarsi così bene". (caso veramente poco frequente nella storia di trombamica!). Ho letto tutti i vostri scritti: ho sempre pensato di trovarmi di fronte a due persone eccezionali, convinte di poter realizzare il loro sogno. Non voglio assolutamente ergermi a giudice (non è questo lo "spirito" credetemi) ma tanto decisa, determinata e volitiva Queen e tanto indefinito, evanescente e romanticone DC,( ricordi? ti avevo definito "adolescenziale") sono l'immagine che ciascuno di voi mi ha fatto percepire.
Ora Queen si chiede "dove sei quando ho bisogno di te?" ;" sono stanca: vivo una vita a metà senza meta e senza metà"; " ma sei il mio sogno irrealizzabile e non riesco a rinunciare"; "fai qualcosa..., ho la sensazione che stiamo perdendo la ns occasione..."
DC risponde accoratamente: "mi hai veramente amato? perchè è successo se non potevi rinunciare al ns sogno...? aiutami...cosa devo fare?"
Ovviamente non posso entrare nel merito di un fatto privato del quale mi sono sconosciuti molti, se non tutti, particolari importanti, ma un'idea me la sono fatta: sicuramente non siete due ragazzini ma due persone adulte con un bagaglio di esperienze di vita vissuta sulle spalle. Orbene l'anello debole della catena è senz'altro DC che mi appare oppresso e sopraffatto da vincoli esterni che gli impediscono, nonostante l'affetto sincero, di vivere pienamente una storia con colei che ha rappresentato e rappresenta l'unica luce, l'unico raggio di sole capace di dischiudere quella felicità andata smarrita da diverso tempo... Il problema (parlo per esperienza personale) è che quando due persone non sono entrambe "svincolate" è molto difficile trovare un equilibrio... All'inizio sembra tutto semplice e facile ma pian pianino, se le sacrosante esigenze dell'uno non coincidono con quelle dell'altro, sono lacrime e, talvolta, sangue. L'amore impone grandi sacrifici: in una situazione del genere o uno riesce a svincolarsi o è l'altro che deve fare di necessità virtù, oppure tutto finisce, non ci sono alternative! D'altra parte anche tu Queen definisci DC "il mio sogno irrealizzabile" ma se per te rappresenta un sogno, per giunta irrealizzabile, vuol dire che hai piena consapevolezza delle difficoltà; dunque...
Miei cari amici scusatemi se ho avuto la sfrontatezza di infilarmi nelle "vostre cose"  ma l'ho fatto perchè mi dispiace vedere persone che soffrono (anch'io ho dovuto affrontare una situazione simile e vi assicuro che, concordo con DC, è stato devastante!). Non mi resta che augurarvi di poter ricomporre, anche a costo di qualche compromesso consapevolmente accettato, la vostra storia, nel 2008, voi due, entrambi, insieme... Con affetto, Panda
PS: i nostri blog non saranno certo "esilaranti" , ma sicuramente creano emozioni, talvolta anche negative, insomma ti smuovono qualcosa dentro, fanno riflettere sul significato profondo da dare alla nostra vita. Per quanto riguarda il "poliamor": beh, con questi chiari di luna... alla prossima...
 

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